The floating piers.

Tra 24 ore non rimarrà nulla, o quasi. A rievocare questa fantastica ed insolita opera d’arte, nonchè evento artistico, saranno i ricordi di tutte quelle persone che hanno contribuito a rendere splendida la stessa, camminandoci sopra.

       “La mia arte non necessaria agisce su desideri e curiosità”

The Floating Piers è un ponte galleggiante lungo quasi 3 km, unito a 2 km di terraferma. Tutti questi km hanno consentito la realizzazione di un sogno, nato 40 anni fa, dell’artista bulgaro Christo Vladimirov Yavachev insieme a sua moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon (scomparsa nel 2009).

La struttura è stata realizzata con parallelepipedi in polipropilene a sezione cava di 50x50x40 cm, accostati e collegati tra loro così da formare moduli di 100 m di lunghezza per 16 di larghezza. I 32 moduli, dotati di bordi degradanti, hanno permesso all’acqua di accedere in qualsiasi punto della passerella. Infine, è stata disposta la copertura superficiale di tela poliammidica dal color giallo intenso (90 mila metri quadrati).

I colori utilizzati non sono stati mai casuali per i due artisti. Ogni volta, durante la sperimentazione di un nuovo progetto, vengono effettuate prove in punti “segreti” non  visibili da nessuno. Nel caso specifico, sono stati selezionati materiali opportuni per creare un giusto connubio con gli effetti del sole, luce ed umidità. Inoltre, le increspature hanno donato la continuità alle onde del mare, così da incrementare l’effetto del camminare sull’acqua e non su una struttura ausiliare autoportante.

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Parlando invece delle sensazioni trasmesse, posso dire che c’è una gran bella differenza tra il vedere le fotografie o  video in diretta di persone sul posto mentre tu stai seduto in casa tua, al fresco davanti al pc sgranocchiando qualche snack e la partecipazione diretta che comporta un carico di emozioni senza alcun paragone. Dopo giorni di titubanza sull’andare o meno, farà caldo o no, mi sentirò male (se sì, chi mi salverà?), cadrò in acqua o perderò la mia fotocamera nel lago, il bagno ci sarà, quanta gente incontrerò ecc….ho deciso di andare, munita di pazienza e volontà di non lamentarmi nè per il caldo nè per le attese. Appena sono arrivata a Sulzano, ho pensato: “E se non sarà nulla di eccezionale?.”  Poi, mi sono ricreduta e tutti i dubbi, dilemmi, situazioni di disagio dovute al caldo e soddisfacimento di bisogni primari sono passate in secondo piano.

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Le prime suggestioni lasciavano spazio a piacevoli instabilità da inebrianti visioni circostanti. Questa installazione è stata in grado di attirare gente da ogni dove che, con te, stava facendo parte di un’opera d’arte. Non si guardava, non si ammirava passivamente. Si camminava sull’opera che faceva da garante ad un’opera permanente: il panorama circostante. Posti incantati, mai visti prima d’ora, a stento sentiti nominare. In quel momento, le uniche parole monotone e costantemente ripetute erano “Che bello, che meraviglia.”

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Il primo tratto ci ha consentito di scoprire Monte Isola, continuando poi a camminare sull’acqua, abbiamo scoperto l’isola di San Paolo la quale accoglie la villa privata di un amico di Christo. Una volta camminatoci attorno, un’altra passerella ci attendeva per ripercorrere la via del ritorno. La stanchezza si avvertiva ma era contrastata da emozionante relax nel corpo, intime sensazioni che a stento si lasciano spiegare perchè, davvero, bisogna vivere quell’opera e camminarci. Non basta nè vale la pena chiedere a chi c’è stato se la giornata è stata appagata dall’arte. Ovviamente sì. Si tocca con mano il dinamismo, l’evoluzione della stessa che, dalla solita visione di quadro da appendere e guardare senza realmente capirne il senso, è diventata un evento che ha donato libertà di partecipazione ed infine, con sorpresa, e ha invitato tutti a lasciar coinvolgere sensi, mente, corpo e cuore.

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E da domani? Potremo dire di aver vissuto in una bellissima opera d’arte.

L’opera è fatta per essere vissuta, non per essere posseduta da qualcuno: nessuno la potrà mai comprare, perché questa è la LIBERTA’.

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