Anno nuovo, viaggio ancora

In una serata insonne in autobus Battipaglia-Milano mi accingo a scrivere stralci di riflessioni che da giorni si sono aggrovigliate nella mente, senza lasciarmi il tempo di tenere da parte il capo del discorso. Perso quello, non avrò modo di procedere con un ordine. Venga, dunque, considerato un flusso, arginato magari da qualche segno di interpunsione.

La prima riflessione si addentra in 5 lettere che formano una parola assai pronunciata, temuta, discussa, sottovalutata, mal conosciuta e riconosciuta, difficilmente combattuta. Eccola, l’ansia. Cosa mi riserverai, nemica affezionata, questo nuovo anno appena cominciato? Vorrei tantissimo che ci fossi nei momenti opportuni, dandomi sempre quella spinta a portare a termine i miei doveri ma senza farli diventare obblighi con sensi di colpa annessi e privazioni di piaceri. Slegati, poi, quando sono con le persone davvero importanti per me che mi percepiscono sempre meno. Io ho tanto dentro ma tu lo risucchi tutto, lasciando trasparire solo rabbia e frustrazione. SLEGATI perchè tanto il nostro legame è così forte che si allenta senza rompersi mai.

La seconda riflessione si ricollega ad una frase che spesso una persona mi dice: “ognuno lascia un segno dentro di te e ti insegna qualcosa.” Caspita, quanto è vero? Viaggi, ti sposti per lavoro o per studio e tra una cosa ed un’altra finisci per conoscere gente diversissima. Eppure, ognuno ti dona qualcosa. Può essere un incontro tanto atteso che si rivela deludente, un riavvicinamento con un’amica di una vita con cui la presa della mano non era più salda e che ora sembra donarti un calore inedito, maturo, risbocciato. Poi, ci sono incontri immaginati che vorresti tanto accadessero ma nemmeno la stella più bella riuscirebbe a darti una mano perché in un altro destino la storia prosegue bene, senza necessità di cambiamenti per cui la tua presenza non è considerata non gradita, ma semplicemente superflua, in quel momento almeno. Si parla, poi, di incontri improvvisi in procinto di una partenza che risvegliano conoscenze perse, magari involontariamente dimenticate perché la circostanza associata bruciava il cuore oppure… fanno avvicinare due estranei grazie alla vibrazione di una musica soave che inebria e guarisce, pulisce e rinvigorisce l’animo al punto da inumidirlo, poi, in una tazza di tè e riscaldarlo in un tenero abbraccio.

La riflessione più importante è questa che sto per annunciare. Gli anni passano e ogni volta non riesco a svincolarmi dai saluti, quelli pieni di domande e vuoti di risposte; quelli pieni di affetto e poveri di dimostrazioni in cui tu vorresti tanto materializzarlo in un bacio o abbraccio o una frase dolce ma, poi, quella durezza schifosa di facciata ti fa perdere di vista che la spontaneità è ben gradita e rende viva una persona. I cari affetti rimangono nel paese e tu vai…ogni volta in un posto diverso in cui pensi sia il prossimo che ti farà star bene ma poi, alla fine, tutto si conclude con un “ora devo tornare a casa a respirare”. Sebbene questo viaggio mi porterà a Milano preparandomi ad una partenza allettante diretta a Parigi, con tutto l’amour che posso avere nel corpo, ora mi verrebbe solo da dire che vorrei poter restare a casa, almeno un altro po’, anche senza lucine e pandori ma solo con piccole attenzioni che fanno la mia differenza.

 

 

 

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