Dovrei dormire e invece posto

Condivido qualche scatto di domenica mattina, durante la mia visita alla cattedrale e alle torri di Notre-Dame – in particolare, alcuni dettagli di luce-ombra catturati durante la mia risalita-discesa-risalita dalle torri.DSC_7319

Ebbene, la parte divertente arriva in seguito ad un’attesa di circa un’ora per poter visitare queste ultime- la visita alla cattedrale è stata veloce ed abbastanza scorrevole –

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Il primo inghippo si presenta a seguito ai controlli di sicurezza quando si comincia a vedere una scalinata a chiocciola non proprio accogliente, con i gradini ben consumati al punto tale da percepire l’affluenza e l’attrazione turistiche. Salendo, salendo la scala si restringe. I muri cominciano ad “avvicinarsi” a me, quasi come a volermi cingere in un abbraccio. Penultimo giro e vedo il buio, ultimo giro e vedo la luce.

“Ci sono, sono in cima!” e la felicità di poter respirare osservando il mondo da lassù mi ha fatto dimenticare momentaneamente il trascorso e il mio grandissimo dubbio “Ma poi, come farò a scendere?”

Il tempo passa e posticipo la discesa. Continuo a fare foto, a parlare con qualcuno, ad osservare i piccioni, a percepire la vibrazione del rintocco delle massicce campane guardandole dal basso verso l’alto, posizionandomi al centro di una delle due presenti.

Decido di scendere. Mi manca l’aria e comincio a correre giù per le scale. Mi gira la testa e continuo ad associarmi ad un capo di un filo che viene avvolto sulla propria spoletta senza pensare, senza osservare l’andamento delle mani e che d’improvviso si contorce sovrapponendosi e rompe l’equilibrio. Lo stesso mi accade, bloccando la fila di tutta la gente che nel frattempo stava salendo. Comincio ad appiattirmi al muro e poi ad intrufolarmi in minuscole rientranze che fungono da alloggio per le finestre. Intanto, la mia voglia di uscire è tale che continuo, ancora più velocemente, a cercare l’uscita. Oltrepasso delle transenne, noncurante che FORSE qualcosa non vada. Ecco. Esco in un posto ma, non è l’uscita. Chiedo aiuto e, maccheronicamente parlando, vengo a scoprire che se solo avessi dato un’occhiata alla piantina, avrei compreso che l’ordine esiste per tutto. 2

Mi faccio coraggio e risalgo. Ormai le gambe erano stanche e vogliose di cedere, il naso aveva inalato troppa polvere ed io avevo bisogno di fermarmi ogni due scalini, bloccando vergognosamente ma timidamente la fila di gente che fremeva di salire.

Risalgo su, non mi affaccio neppure alla terrazza e… salgo sulla parte più alta della torre. Ormai, tutta quella fatica doveva essere ripagata in qualche maniera. Il sole quasi scottava e il mio nero  mi avvolgeva, mi faceva brillare dentro e poi il luccichio fuoriusciva sfavillante dai miei occhi. Ero felice. Ero sola e felice. Avevo appena superato un inghippo grandissimo e non avevo ancora cominciato a pensare dove avrei ricavato la forza per riscendere.

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Ovviamente ci sono riuscita, altrimenti non starei qui a scrivere.

Sembrava una mattinata senza fine, peggio che stare in un labirinto, peggio che aspettare il risultato di un esame, peggio che decidere cosa mangiare ancora il giorno di Natale quando sei pieno.

Tutto questo per dire che l’ansia non mi abbandona mai ma, io con lei mia dolce compagna, mi diverto e mi alleno un sacco.

Bisous :*

 

 

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