Très difficile à dire…. mais il faut. Donc, au revoir.

 

CSC_8861

C’è sempre una fine nel momento stesso in cui si annuncia un inizio. Lo stesso vale per le ansie e preoccupazioni, diverse ma sempre presenti.

E quando la casa è troppo vuota e troppo silenziosa, il frigorifero vuoto; quando la valigia è stata riempita, i pacchi per la roba di troppo sono stati inviati in Italie, l’unica cosa che ti resta da fare è lasciarsi andare al giorno per niente atteso: la partenza.

Ho cercato di lasciare andare un po’ di magone nel canal S. Martin, quasi come Amelie con la sua eleganza ha liberato quel pesciolino rosso dalla boccia di vetro.  Sono un petit peu come quel pesciolino, non posso rimanere al momento qui e lo si sapeva dall’inizio.

Non bisogna farne un dramma, il ne faut pas grandir les choses (frase epica della giornata di ieri donatami in un altro contesto). Del resto, potrei tornarci quanto vorrò ma niente sarà come prima. Non vivrò più nella stessa casa con i miei amati coinquilini, non frequenterò quella bellissima università con i miei compagni di classe, non incontrerò più le stesse persone che, nel bene o nel male, si sono lasciate abbracciare o sfiorare dal mio cuore.

Provando a fare un rèsumè, posso dire che ho amato Parigi più che mai. E devo ammettere che, inizialmente, pensavo fosse solo un filtro bellezza nei miei occhi, creato dalla mia mente sognando di venire qui. I palazzi prospettici, i tetti simpatici, l’accento persuasivo ed ammagliante, le baguette calde, i complimenti “sublimi”, le coucher du soleil alle 21:45 di sera rimarranno con me finchè questa tristezza immensa non prenderà il posto della rassegnazione e della routine italiana che mi aspetta. Del resto, tra 24 ore sarò di nuovo in Italia, nel mio Sud tra la natura ed il mare, tra gli affetti, tra tutto quello che non è città nè erasmus nè esperienza ma è casa mia.

Non mi mancherà, però, sentirmi trasparente quando tra un’indecisione ed un’altra, ho cercato di spiegarmi in francese e mi sono sforzata di essere una persona sociale e socievole (per chi mi conosce bene, sa quanto sia diffidente). Non mi mancherà il cibo qui perchè, per una povera vegan friendly, tutto sbrilluccica di burro, olio di palma e colza e filava di formaggi, con un’ultima pennellata di uovo. Infine, non mi mancheranno quei professori che mi hanno lasciata senza parole per la freddezza e per la poca fiducia in me, soltanto perchè c’erano dei soucis nella lingua e non sono risultata essere troppo intelligente e perspicace.

Mi mancheranno sicuramente i miei compagni di viaggio nonchè coinquilini, con cui ho condiviso sempre tutto, non solo per le dimensioni della casa ma perchè il confronto portava giovamento. Ho imparato ad esprimermi in inglese ed a sognare e pensare in francese, tutto in quelle mura. Mi mancheranno quelle persone italiane che ho scoperto a Parigi e che sicuramente saranno un aggancio sicuro quando ritornerò a Milano. Tra una chiacchierata ed un’altra, ricominceremo a fare le nostre promenades.                           Mi mancheranno le mie amiche francesi che, nel proprio piccolo, non mi hanno fatta sentire diversa solo perchè italiana e mi hanno coinvolta in serate, uscite “turistiche” e di “svago”. Hanno ascoltato le mie paure e mi hanno consolata e rassicurata, perchè in fondo il primo passo è stato quello di parlare in francese.                                                       Mi mancherà sicuramente il laboratorio di fotografia, dove ho scoperto che so essere talvolta paziente e so essere soddisfatta una volta tanto. Ho capito che la passione per la fotografia è in me e non è solo qualcosa da postare su instagram. Va oltre, ma tutto sta nel rapporto tra il mio cuore e quel click.                                                                               Forse un po’ mi mancherà anche qualcuno che mi ha fatto capire che alcune relazioni in procinto di una partenza non possono iniziare ma soltanto finire e che, beati gli altri che ci riescono, il sentimentalismo non può essere chiamato in causa ma abbandonato al proprio destino. D’altronde, molti trucs non potrebbero essere chiari, chiariti e chiaramente condivisi. La lingua, purtroppo, limita; la distanza, poi, annienta tutto. E una volta passata l’euforia di ascoltare l’altro con un buffo accento e guardare la super mimica facciale dell’insicurezza nel parlare, tutto scema. Scema fino a lasciare quelle due persone che sapevano già poco l’uno e dell’altra, ad essere vicine ma già lontane. Nessun contatto, nessuno sguardo, nessuna parola. “On se savait dejà. C’est comme ça“.

Già, è così. Tra uno scatolone ed una valigia, lascio da parte i pensieri e i ricordi pesanti che, con il tempo, riprenderò e condividerò.

Intanto, confermo con l’amour dans les yeux che Parigi è magica, magnifica e splendidamente vivibile. Il senso di solitudine viene riempito dalle bellezze da visitare; quando sei felice il tramonto sulla Senna ti avvolge e ti rigenera caricandoti di creatività e voglia di fare; quando sei triste invece ti scioglie il cuore. Non fa mai male concedersi a qualche lacrima. Nessuno ti conosce e nessuno ti conoscerà, nessuno vorrà sapere le tue pene. Tutto passa e tutto si supera. Si cresce e ci si rinforza, si capisce quale sia il vero senso della sopravvivenza e dell’affidarsi a se stesso perchè, passando oltre, se ne prova anche un bel senso di bien-être.

Ho avuto molte difficoltà ma sono fiera di dire che sono stata felice qui.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...